Il bisogno di dipendenza e autonomia del bambino: dalla cooperazione alla creatività

Le esperienze che i bambini fanno nelle fasi precoci dello sviluppo sono molto importanti in quanto le modalità con cui essi sperimentano determinate condizioni di vita e relazioni potranno influenzare le modalità con le quali affronteranno situazioni simili nel corso delle fasi successive. Questo accade anche nella sperimentazione dei bisogni di dipendenza e autonomia.

Secondo Winnicot il tema dell’autonomia si ricollega a quello della creatività, che egli definisce come “l’agire di propria iniziativa per fare qualcosa che si ha voglia di fare”. Nel bambino, però, questo concetto non è così semplice quanto sembra, poichè spesso non è facile capire se quello che egli fa è frutto della propria iniziativa o è una risposta alle richieste dell’adulto.

Il semplice reagire a degli stimoli o ai comportamenti di un adulto può implicare, a volte, un agire per compiacere l’altro o per opporsi all’altro. Tali modalità non contribuiscono ad accrescere il “piacere nel fare”, ma pongono la persona in una relazione di dipendenza, anche quando non è necessario.

Diviene importante, quindi, porre attenzione alla modalità con cui si stimola il bambino, poiché la buona intenzione di attivarlo rispetto a determinate esperienze, potrebbe avere come effetto secondario la promozione di una condizione emotiva di dipendenza, più che di autonomia.

Un orientamento educativo che ha affrontato in modo approfondito il tema del bisogno di dipendenza e autonomia del bambino è stato quello dell’educazione attiva (Montessori).

Secondo tale orientamento l’educazione esiste se il soggetto è protagonista del suo sviluppo. Per cui, anche in una situazione in cui un bambino dipende totalmente dall’adulto per la sopravvivenza fisica, è importante che chi soddisfa i suoi bisogni non si sostituisca a lui nell’essere il soggetto della sua azione e dei suoi desideri.

L’autonomia consiste nel piacere di fare, che non necessariamente coincide con “il saper fare da soli”. Le prime esperienze di autonomia hanno origine quando il bambino per la prima volta prende un’iniziativa orientata al piacere di agire, senza l’intervento dell’adulto. Questo agire è fonte di soddisfazione e di apprendimento, sia a livello cognitivo che sociale, e allo stesso tempo alimenta la voglia di fare.

Questa circolarità data dalla voglia di fare, sperimentare il fare che alimenta nuovamente la voglia di fare, è legata strettamente alle possibilità che il bambino ha di sperimentare il mondo che lo circonda in prima persona.

L’autonomia è qualcosa che non può essere insegnato e non può essere indotta dall’esterno, ma è una spinta, un orientamento che ha a che fare con lo sviluppo e con la maturazione.

In quest’ottica la responsabilità degli adulti è di accompagnare tale spinta e ciò che ne consegue. Attraverso l’attività autonoma il bambino impara a controllare i movimenti, a conoscere se stesso, ciò che sa fare e l’ambiente circostante, provando piacere nel fare e dandosi delle regole senza dipendere dall’esterno.

In che modo un bambino può essere accompagnato verso l’autonomia?

L’azione fondamentale che spetta all’adulto è di creare una condizione affettiva di sicurezza in cui il bambino possa avere voglia di fare delle cose, all’interno di una relazione empatica, in cui c’è una comprensione affettiva reciproca.

Tale relazione può essere costruita non soltanto con la calma e la gentilezza dei gesti ma, soprattutto, prestando attenzione ai segnali di quel bambino e dando una risposta a questi segnali, di modo che il piccolo capisca che il suo segnale è stato colto ed ha modificato la risposta dell’adulto.

Il bambino ha bisogno di sperimentare che quello che lui fa incide su ciò che fa l’adulto con lui. Tale esperienza gli permetterà di sentirsi visto come individuo e di accrescere la propria autostima e sicurezza nelle proprie capacità.

L’acquisizione dell’autonomia è un processo lungo che implica l’acquisizione di tappe condivise, cioè tutti i bambini attraversano tappe simili, ma con ritmi molto differenti.

Il ruolo dell’adulto in questo scenario è anche di sostenere il gusto del bambino per il fare di sua iniziativa, proteggendolo da condizioni che potrebbero inibire questo piacere e favorendo le condizioni che lo stimolano. Quindi, l’adulto interviene indirettamente predisponendo quotidianamente l’ambiente e osservando cosa accade tra bambino e ambiente.

Inoltre, è importante che l’adulto costruisca una relazione di cooperazione, un “fare insieme” cose diverse. Alcune modalità che garantiscono la cooperazione, consistono ad esempio nell’avvertire il bambino quando si sta per fare qualcosa insieme e aspettare che l’avvertimento sia colto; nell’allenarsi a leggere i segnali dei bambini per iniziare delle azioni e fermarsi per lasciare che il bambino ci metta qualcosa di suo.

Se il bambino è accompagnato dall’adulto nel processo virtuoso di “aver voglia di fare, fare l’esperienza del fare e avere nuovamente voglia di fare”, egli farà esperienza di uno sviluppo armonioso, sperimentando un sentimento di efficacia e sviluppando la propria creatività e responsabilità. Allo stesso tempo, se il bambino ha la possibilità di agire di sua iniziativa e di correggere la sua azione in base al successo o all’insuccesso che ha avuto, avrà la possibilità di imparare a imparare. La qualità di tale apprendimento non è raggiungibile in nessun altro modo se non attraverso l’esperienza pratica (come ad esempio accade nell’acquisizione del movimento) accompagnata dal contenimento affettivo dell’adulto.

Articolo scritto da:

  • Sono Psicologa Clinica e Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale e Dottore di Ricerca in Neuroscienze. Il mio obiettivo è di prevenire il disagio psichico e promuovere il benessere psicologico di ogni persona, sia a livello individuale che nei propri sistemi di appartenenza come la coppia, la famiglia, la scuola, il lavoro e il gruppo dei pari.

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