La coppia tra illusione e realtà… Il modello integrato dei contratti.

Cos’è la coppia?
E’ possibile guardare alla coppia come a un “essere vivente che tesse la propria storia” nel tempo e dotato di una propria complessità (Caillè 2007). Essa include diversi livelli: aspetti psicologici individuali, modelli comunicativi, struttura emotiva, vissuti e rappresentazioni legate alla propria storia familiare.
Spesso la formazione della coppia implica la sottoscrizione di un “contratto” da parte dei membri (Malagoli Togliatti et al., 2000). Tale contratto può includere due componenti: una visibile, costituita da norme e accordi consapevoli, con funzione contenitiva; una sommersa, costituita da vincoli non consapevoli di natura affettivo-emotiva, che implica a volte l’idealizzazione dell’altro, di se stessi e della coppia stessa.

La scelta del partner può essere complementare o di contrasto all’identità personale (Dicks 1992). Un esempio di scelta complementare riguarda la proiezione reciproca dell’immagine interna del genitore di sesso opposto. In questo caso un uomo può scegliere una moglie che somiglia alla madre e una donna può scegliere un marito che somiglia al padre.

Ciascuno dei membri della coppia concentra sull’altro un insieme di aspettative che rendono le differenze desiderabili; allo stesso tempo l’altro si presenta come un individuo capace di rispondere concretamente alle aspettative più profonde (Vella et al., 1997). Quanto più la persona ha dovuto reprimere nell’infanzia bisogni vitali non soddisfatti, tanto più questi riemergono nella fase d’innamoramento insieme all’illusione che verranno soddisfatti.

Ma proprio l’illusione che caratterizza la parte sommersa del primo contratto può costituire, in modo paradossale, il nucleo problematico con cui ognuno dei membri si misurerà nelle fasi successive del ciclo vitale della coppia.

Tale illusione può strutturarsi intorno a tre elementi: l’aver ritrovato il già conosciuto a conferma del sè e dei propri modelli relazionali; la possibilità di sperimentare il cambiamento attraverso una esperienza nuova e condivisa; la possibilità di poter “curare” proprie parti sofferenti, soddisfare bisogni insoddisfatti, trovare soluzioni a problemi irrisolti.

E’ come se i legami inconsci profondi facessero della coppia un’unità intorno alla quale si delinea una specie di comune confine dell’Io, definito (1992) da Dicks “membrana diadica”. La membrana o confine (Meltzer e Harris, 1986) muta nel corso delle vita della coppia, permettendo differenti ristrutturazioni. La sua qualità, elasticità e permeabilità sono elementi importanti per l’evoluzione della coppia stessa: maggiore è la rigidità e maggiore è il rischio di lacerazione.

La coppia, quindi, può rappresentare un sistema fusionale di potenzialità positive e negative, che avranno un diverso sviluppo nel tempo in base alle caratteristiche individuali dei membri e della loro storia familiare.

La crisi!
In quanto sistema umano aperto, la coppia sarà caratterizzata dalla costante necessità di adeguarsi ai cambiamenti degli individui che la compongono e degli altri sistemi cui è connessa (von Bertalanffy, 1983).

 

Nel corso del suo ciclo vitale, quindi, gli elementi fondanti il primo contratto possono rivelarsi superati e i relativi vincoli insopportabili al punto da richiedere una presa di coscienza ed una rinegoziazione, in assenza della quale la delusione assumerà caratteristiche e sviluppi differenti.

Quando la coppia entra in crisi, è importante differenziare tra difficoltà legate al processo evolutivo della relazione, in cui il “codice” del primo contratto prevede la possibilità di essere modificato, e difficoltà che si configurano come “incastri”, in cui la possibilità di modificare il contratto non è menzionata (Haley, 1974).

Nel primo caso sarà possibile per i coniugi prendere in considerazione l’idea di “rinegoziazione” dell’accordo iniziale. Nel secondo caso, l’impossibilità di affrontare la crisi porterà il sistema a irrigidirsi intorno alle premesse, per cui ogni tentativo di modificare l’accordo si potrà tradurre in una serie di rivendicazioni rispetto ai patti non mantenuti.

Quali sono i possibili percorsi evolutivi della coppia?
Alla fase iniziale d’illusione segue, solitamente, quella caratterizzata dalla delusione e dai possibili percorsi evolutivi. Questi saranno diversi in base al grado di possibilità-impossibilità della coppia d’affrontare la crisi. A scopo puramente descrittivo, è possibile immaginare tre diversi percorsi evolutivi (Malagoli Togliatti et al., 2000).

– Un primo percorso è quello caratterizzato dall’elusione della crisi: cioè vengono messe in atto un insieme di modalità per evitare di riconoscere i vissuti di delusione.

– Un secondo percorso è caratterizzato dall’ingresso della coppia nel circuito della delusione, in cui il riconoscimento della stessa induce una crisi dominata dal tentativo di ripristinare gli elementi illusori del primo contratto. L’insuccesso di questo tentativo alimenta la delusione e ne stabilizza il circuito. Il passaggio delusione-disillusione viene evitato attraverso un patto inconsapevole, che sposta tutta la problematicità su soggetti esterni, individuati come responsabili dell’infelicità. Le tensioni interne e i conflitti si manifestano attraverso litigi futili e/o lo stabilirsi di sintomi, finalizzati alla difesa del/dal mondo illusorio interiore.

Il circuito della delusione viene a volte sostenuto da modalità relazionali rigide dei membri della coppia, che oscillano tra istanze separative e istanze fusionali, la cui mancanza di integrazione può divenire fonte di sentimenti di angoscia e d’impotenza. Tali dinamiche possono determinare un’impossibilità di accedere a vissuti ed emozioni trasformative coerenti con il proprio percorso evolutivo.

– Il terzo percorso implica l’uscita dal circuito della delusione ed è caratterizzato dal prodursi della disillusione. In questo caso, alla crisi e al riconoscimento della delusione segue un progressivo processo di accettazione della realtà propria e dell’altro. Tale processo sarà possibile nel momento in cui l’altro, percepito inizialmente come “interamente conosciuto”, potrà essere visto come persona autonoma “sconosciuta”, da “conoscere” o da “riconoscere”. Il passaggio alla disillusione permetterà lo sviluppo di una nuova prospettiva affettivo-emotiva grazie anche all’elaborazione dei singoli modelli interni relazionali e delle strutture mitiche familiari.

La rinegoziazione.

La possibilità di avviare la rinegoziazione verso un nuovo contratto dipenderà dadiversi fattori, quali: la buona riuscita del processo emotivo d’integrazione delle diverse parti affettive e della visione “buona” e “cattiva” relativa all’altro (Searles, 1993);

la qualità degli apprendimenti e dei vissuti infantili dei membri; dalle caratteristiche della loro individuazione e del loro livello di svincolo dalle famiglie di origine.

E’ importante sottolineare che questi concetti appartengono a un contesto tecnico descrittivo che ne rende improprio l’uso letterale nella pratica clinica.

Nel caso in cui una coppia chiede sostegno in un momento di crisi, il passaggio al secondo contratto funzionale potrà prendere forma attraverso un lavoro sui modelli di comunicazione osservati, sulla struttura del sistema, sulle storie e sui miti transgenerazionali, individuali e di coppia e sui vissuti affettivo-emotivi. I tempi e le modalità saranno scandite, di volta in volta, dalle esigenze di quella specifica coppia.

 

Articolo scritto da:

  • Sono Psicologa Clinica e Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale e Dottore di Ricerca in Neuroscienze. Il mio obiettivo è di prevenire il disagio psichico e promuovere il benessere psicologico di ogni persona, sia a livello individuale che nei propri sistemi di appartenenza come la coppia, la famiglia, la scuola, il lavoro e il gruppo dei pari.

    Cell: 328 333 22 66